Steve La Chance si racconta: La danza è disciplina e coraggio
- 11 apr
- Tempo di lettura: 5 min

In questi giorni noi, ragazzi del Liceo Coreutico La Chance Art School abbiamo avuto l’onore di intervistare il Maestro Steve La Chance.
Steve La Chance è un ballerino, coreografo e insegnante di nazionalità statunitense.
Nasce nelle Filippine nel 1961, trasferitosi in California dove ha vissuto e studiato danza classica, jazz e tip tap. A 15 anni già lavorava con Jiuliet Prowse, ha partecipato a numerosissimi musical come “All That Jazz“ e prendeva parte a numerosi TV show.
Oltre al suo successo come ballerino, Steve La Chance si è affermato anche in qualità di coreografo e insegnante, tenendo numerosi corsi e facendo il giudice in competizioni nazionali ed internazionali.
Nel 2008 ha aperto la sua accademia, La Chance Ballet, che da allora è diventata un punto di riferimento per molti giovani ballerini.
Nel 2023 ha aperto La Chance Art School.
Il maestro Steve La Chance è un artista internazionale che ha contribuito in modo significativo a diffondere la passione per la danza in tutto il mondo.
Questa è la nostra intervista.
Buongiorno Maestro, innanzitutto grazie per il tempo che ci sta concedendo. Anche se ci vediamo ogni giorno nelle sale di danza dell'accademia, non abbiamo mai avuto l'opportunità di porle quelle domande che riteniamo possano aiutarci, noi giovani danzatori, a comprendere se e come si possa costruire una carriera prestigiosa come la sua.
D: Cosa lo ha portato a fare danza?
R: Mia madre era una delle più importanti insegnanti di danza in America, quindi mi ha costretto a fare danza perché non mi fermavo un attimo, perciò mi ha chiuso in una sala di danza.
D: Che cosa cerca in un ballerino?
R: L’anima. Si deve vedere che c’è una passione e che non è un lavoro, ci deve essere potenza e una voglia di fare non scontata, non c’è niente di scontato nella danza.
D: Come le è venuta l’idea di aprire un liceo coreutico?
R: La prima motivazione è stato il desiderio di aiutare i ragazzi che vogliono danzare come mestiere e l’unico modo di farlo al 100% è studiare tutti i giorni, dalla mattina alla sera, in un ambiente sereno che aiuti la loro crescita artistica, professionale e culturale. Spesso, nelle scuole tradizionali, i giovani atleti professionisti non sono sufficientemente compresi e l’impegno richiesto, tra la scuola e la sala prove, diventa insostenibile, generando conflitti. Aprendo questa scuola ho potuto aiutare anche mia figlia, che proprio tre anni fa iniziava la scuola secondaria superiore.
D: Cosa vuole trasmettere ai suoi alunni e qual è il suo scopo di insegnante?
R: Per me insegnare è lasciare un segno nella vita degli studenti, mettere un marchio, un segno di cui si ricorderanno, quelle frasi impresse che rimarranno nel loro bagaglio di crescita per tutta la vita.
D: C’è stato un momento in cui ha pensato di mollare?
R: Vari. Ho mollato per quasi tre anni, quando avevo 21 anni, avevo avuto un incidente gravissimo e sono stato in coma per cinque giorni. Dopo quattro mesi mi sono ripreso e sono venuto in Italia per partecipare alla trasmissione “Fantastico 6”, il mio primo lavoro dopo l’incidente. Mi avevano detto che non avrei più camminato, ma la mia volontà mi ha permesso di continuare a danzare e fare questo percorso.
Tornando in America ho deciso di seguire una passione che avevo fin da piccolo cioè le automobili. Ho iniziato a collezionare auto americane, ed ho aperto un’agenzia in cui esportavo macchine in Australia. Per un certo periodo della mia vita, questa è stata una passione più grande della danza, perché con la danza avevo già fatto tutto ciò che un danzatore sogna di fare e volevo provare altro. Con il tempo però, ne ho sentito la mancanza e quindi sono tornato a danzare.
D: Come affronta le critiche?
R: Non mi influenzano particolarmente. Spesso sono solo opinioni soggettive di chi crede di saperne più degli altri. I veri critici, soprattutto nella danza, non attaccano: esprimono giudizi costruttivi senza bisogno di parlare negativamente.
D: Ha mai vissuto un momento di crisi legato a un infortunio?
R: Sì, il grave incidente in moto in cui ho rischiato di morire. Tornavo dal mare con la mia fidanzata, senza casco né scarpe, cosa che allora era permessa in America. In curva ho perso il controllo per la sabbia, sono finito contro un marciapiede e poi contro un idrante. Ho riportato ferite molto serie a gamba e anca e ho perso tanto sangue, fino a entrare in coma. È stato un momento durissimo.
D: Da dove nasce la sicurezza in scena?
R: Non credo che la sicurezza si possa acquisire. Il mio metodo, prima di entrare in scena, era di isolarmi: niente caos nel backstage, niente confronto con gli altri. Mi rilassavo, riposavo o visualizzavo mentalmente le coreografie. Così riuscivo a mantenere concentrazione e calma prima di entrare in scena.
D: Cosa manca ai giovani di oggi?
R: Una certa forza caratteriale. Spesso sono troppo protetti e tendono a mollare facilmente davanti alle difficoltà. In passato si stringevano i denti anche con piccoli infortuni; oggi si rinuncia più in fretta.
D: Com’è stato il trasferimento in Italia?
R: Non semplice all’inizio, soprattutto per la lingua: parlavo solo inglese. L’adattamento ha richiesto tempo, ma poi sono riuscito a vivere bene questa esperienza, superando le difficoltà iniziali.
D: Ha dovuto fare sacrifici per la carriera?
R: Più che sacrifici, direi scelte. Non ho avuto una vita sociale come molti altri coetanei: ho iniziato a lavorare a 15 anni e mezzo e la danza occupava tutto il mio tempo. Però ho sempre avuto il supporto della mia famiglia.
D: Che consiglio darebbe a chi sogna una carriera nella danza?
R: Bisogna essere forti e determinati. È un mondo duro, pieno di critiche e momenti difficili. Serve accettare anche la solitudine e l’insicurezza, e cercare di andare avanti con convinzione. È una scelta personale che richiede responsabilità e passione.
D: C’è ancora un sogno nel cassetto?
R: Forse diventare miliardario! Scherzi a parte, ho sempre fatto ciò che desideravo. Non ho mai sostenuto audizioni: sono sempre stato scelto. Ho viaggiato, costruito una famiglia e ho un bellissimo rapporto con le mie figlie. Non sono legato ai beni materiali: mi rende felice dare agli altri. Mi considero soddisfatto!
Una carriera costruita tra disciplina, determinazione e passione. La storia di Steve La Chance dimostra che il successo nella danza non è solo talento, ma anche capacità di resistere alle difficoltà e credere nel proprio percorso. Un messaggio chiaro per le nuove generazioni: senza impegno e forza interiore, nessun sogno può davvero prendere forma.


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